5200 scalini per un buon anno

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Dopo aver accompagnato Kikka al suo taxi privato (lei é rientrata), abbiamo riposato qualche oretta. Il 31 sveglia alle 5: trasferimento a Galle per prendere l’autobus che ci avrebbe condotti ai piedi dell’Adam’s Peak. Dopo dieci ore di viaggio finalmente arriviamo cotti come peri a Dalhousie, dove ad attenderci c’era la guesthouse Big Shining 2( vedi capitolo Haputale). Appoggiamo i bagagli, usciamo a mangiare un boccone e andiamo a letto alle otto dato che la sveglia sarebbe suonata all’una e trenta di mattina. Il pellegrinaggio all’Adam’s Peak prevede l’ascesa di 5200 scalini irregolari, con alzate importanti e circa 1700 metri di dislivello, da affrontare nelle ore notturne per arrivare in ncima per ammirare l’alba da una delle montagne più alte dello Sri Lanka (2248msl). Questo è il motivo principale dei turisti, i fedeli invece, scalano l’Adam’s Peak per ricevere in cambio della fatica spesa maggiore merito spirituale ed una maggiore protezione dal loro credo, alcuni, più poeticamente, dicono sia il posto dove le farfalle si recano a morire.. Non abbiamo scelto la notte migliore per riposare prima di una simile fatica, anche in Sri Lanka festeggiano il capodanno e per svariate ore sembrava di essere sotto bombardamento. Come da programma la sveglia suona e bisogna svegliarsi! Alle due siamo in cammino pieni di grinta, nel primo tratto in lieve salita sorpassiamo qualche olandese, tedesco, francese, flotte di giapponesi, chi più ne ha più ne metta e ci avviciniamo ai primi gradini…..e mo’ so ca…….
Tra una rana parlante, una sanguisuga succhiante, un”eppignuiar” dei gestori dei ristori, la salita procede con gran calma, così che gli olandesi, tedeschi, francesi, sempre la flotta di giapponesi e anche qualche credente ultrasettantenne scalzo, ci sverniciano.
Dopo 3 soste, e altrettante ore di cammino, arriviamo in cima al picco di Adamo, detta anche Sri Pada (“sacra orma” di Buddha). Nel tempio troviamo una folla di gente appena arrivata, pellegrini accampati dalla sera prima, ed una leggera brezza “da farte staccar i dent”. Sgomitando un po’ troviamo un posticino dove attendere l’alba che lentamente inizia a salire. Davanti a noi uno spettacolo dell natura indescrivibile.
Quando il sole inizia ad illuminare l’intero scenario parte il cerimoniale, dove i credenti iniziano a pregare e a recitare davanti ai doni che passano portati dai cerimonieri. All’esatto opposto del sole, sulle nuvole sottostanti, appare l’ombra perfettamente triangolare della cima. Anche questa una cosa meravigliosamente bella.
Dopo aver respirato l’atmosfera magica di questo posto decidiamo di ritornare alla base.
Secondo noi hanno sbagliato qualcosa i Buddhisti…. I peccati non vengono espulsi in salita ma al ritorno! Difatti, stanchi dalla fatica, quei cavolo di scalini al ritorno sembrano ancora di più. Il dolore inizia a farsi sentire circa ad un quarto di percorso…le gambe iniziano a tremare, i polpacci si fanno duri come granito, la discesa sembra non finire più e le scimmie appollaiate sugli alberi ti guardano e se la ridono.
Arrivati alla base alle 9:30, colazione in modalità “la grande abbuffata”; poi, come dei VIP senza polpacci, prenotiamo un taxi in direzione Hikkaduwa. Verso sera arriviamo all’hotel prenotato il giorno precedente, maaaa, c’è un ma: c’era stato un cambio di gestione la mattina stessa…tuta na confusion, e a farla breve siamo stati prelevati dagli ex gestori che scusandosi ci hanno dato una suite nel loro nuovo 5 stelle con in regalo un meraviglioso foot massage. Crediamo di essercelo meritato!Conclusione:

Ce l’abbiamo fatta (non riusciamo a camminare e non abbiamo la completa gestione degli arti inferiori), ma dobbiamo dire che non potevamo iniziare il nuovo anno in modo migliore. Buon anno a tutti. Che sia pieno di meraviglia!
P.s.: Kikka ci manchi tanto!

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