Giorno 7: tra samurai, sushi e lanterne sotto la pioggia

Posted by in Giappone '15, Viaggio

Oggi ce la prendiamo più con calma. Spediamo una valigia già piena di ninnoletti, riconsegniamo la macchina e salutiamo il nostro amico del 7-Eleven. Poi ci dirigiamo verso il quartiere dei samurai di Kanazawa. Questo distretto di Nagamachi è un dedalo di viuzze acciottolate con case basse, mura in terra e canali che scorrono silenziosi. Qui vivevano i samurai e le loro famiglie, ordinati secondo la gerarchia militare. Visitiamo una delle antiche residenze, dove si possono ancora vedere il giardino privato, le armi e le stanze in tatami. È affascinante pensare che sotto quell’apparente calma ci fosse una vita fatta di disciplina, codici d’onore e spade affilatissime. Passeggiamo tra le viuzze, entriamo in qualche negozio di ceramiche tipiche e respiriamo un’atmosfera davvero unica. Un quartiere elegante e raccolto, perfetto da scoprire con lentezza, ma è ora di spostarci verso la zona più ampia della città: il castello di Kanazawa e i suoi parchi.

Lungo la strada ci fermiamo a visitare un piccolo tempio, dove appendiamo una tavoletta di legno con una preghiera (una ema, si chiama così). Il primo parco che incontriamo è già un incanto. Tra un punto e l’altro andiamo a caccia di timbri da collezione, e proprio in uno di questi torii incontriamo un signore giapponese volontario che, appena gli diciamo che siamo italiani, si mette a cantare “’O sole mio” a squarciagola. Gli altri turisti si fermano a guardare, parte un applauso e noi, un po’ divertiti e un po’ imbarazzati, lo salutiamo con un grande sorriso. Proseguiamo verso il Castello di Kanazawa, una struttura bianca, raffinata, ricostruita fedelmente con tecniche tradizionali in legno e pietra. Il fossato, le mura bianche e i tetti armoniosi lo rendono diverso dai classici castelli giapponesi: più sobrio, ma molto scenografico.

Abbiamo fame. Ci infiliamo in una micro izakaya a gestione familiare specializzata in sushi. Ordiniamo granchio, un piatto misto scelto dallo chef e quattro onigiri al tonno grasso.

E qui… silenzio.

Il pesce è di una qualità suprema, le fette sono tre volte più spesse delle nostre, e tutto è calibrato con cura. Niente (odiosa) teriyaki, niente salsa che copre tutto: qui la soia è delicata, fatta apposta per esaltare ogni sapore. Il granchio è spettacolare, ma la vera rivelazione è il tonno grasso, morbido come burro, che da noi non si trova. Ah, sì: il sushi si mangia con le mani. E mai intingendo il riso nella soia — solo il pesce.

Rinfrancati e felici, siamo pronti per il Kenroku-en, uno dei tre giardini più belli del Giappone. E non delude. I sentieri curati, i laghetti, i pini potati uno a uno, le pietre e l’acqua che scorrono silenziose: tutto è perfettamente composto, armonico, pieno di grazia. A metà percorso ci fermiamo in una casa da tè tradizionale, affacciata su un laghetto da sogno. Prendiamo un tè ciascuno — uno verde classico, uno matcha — accompagnati da mochi dolci serviti su piattini di ceramica. Silenzio, vista sull’acqua, e il tempo che si ferma un attimo. Anche i pali di sostegno degli alberi sembrano disegnati da un architetto zen. Passeggiamo in silenzio, quasi commossi. E poi… li vediamo: gli umpa lumpa giapponesi, gli omini con divise diverse che fanno tutto in squadra. C’è chi spazzola l’erba con scope minuscole, chi raccoglie micro erbacce con la tuta blu e il cappellino alla vietnamita, chi sta sugli alberi per pulirli. Tutto assurdamente bello. Il tempo cambia. Arrivano nuvoloni carichi di pioggia, così torniamo al market per fare un po’ di spesa e recuperare la cena. Alle 16:00 tutto viene svenduto a metà prezzo, sushi e sashimi compresi. Cena spaziale assicurata. Piove, ci rintaniamo in camera. Doccia lunga, scrivo il diario. Poi ceniamo con calma e decidiamo di uscire per una passeggiata sotto la pioggia nel distretto delle geishe. Le strade sono deserte, ma le lanterne accese illuminano le vie strette, le insegne dei ristoranti, le porte delle case da tè. Tutto è silenzioso, intimo, un po’ magico. Torniamo in hotel e crolliamo felici, con gli occhi pieni di meraviglia.

Distretto dei samurai

Il mio samurai(abbiamo scoperto che i giapponesi non fanno il cuore con le due dita ma solo questo gesto)

Distretto samurai

Casa samurai

Girovagando per kanazawa

Tavoletta Ema (preghiera)

Parco del tempio

Denny e il siur “o sole mio”

Uno dei giardini del castello

Castello di kanazawa

Castello di kanazawa

Granchio

Sushi

Tonno grasso

Parco Kenroku-en

Umpa lumpa togli erbacce

Parco Kenroku-en

Parco Kenroku-en

Umpa lumpa spazzola erba (foto non postprodotta)

Parco Kenroku-en

Parco Kenroku-en

Parco Kenroku-en

Te matcha e mochi

La casa da tè

Altro tempio del Parco Kenroku-en