Kamakura: tra Buddha, oceano e incontri
Sveglia prestissimo.
Alle 9 dobbiamo essere a Kamakura, una cittadina sul mare a circa un’ora da Tokyo, famosa per i suoi templi e per essere stata un’antica capitale del Giappone.
Ad aspettarci ci sono Mika — la nostra amica giapponese “adottata” — e sua cugina, che vive qui.
Oggi saranno le nostre guide.
Prima tappa: il Grande Buddha di Kamakura, il Daibutsu.
Una statua enorme in bronzo, seduta all’aperto da secoli.
Per fortuna è ancora presto e non c’è troppa gente.
È maestoso.
Si staglia tra gli alberi, immobile, con quello sguardo che sembra andare oltre tutto.
E per pochi yen si può anche entrare dentro.
Ovviamente lo facciamo.
E fa stranissimo stare all’interno di qualcosa di così grande e iconico.
Proseguiamo verso un altro tempio, completamente diverso, con un giardino curatissimo e delle carpe enormi che nuotano lente nell’acqua.
Poi entriamo in una sorta di cava scavata nella roccia.
Cunicoli bassi, stretti, camminiamo piegati in due, quasi a perdere l’equilibrio.
Usciamo.
E si sale.
Scalini, scalini, scalini.
Ma ne vale la pena.
Dall’alto si apre la vista sull’oceano.
E lì, per un attimo, viene voglia solo di buttarsi in acqua.
Ci fermiamo, prendiamo fiato, chiacchieriamo.
Zia Paola e Mika non si vedevano da tantissimo tempo.
C’è qualcosa di bello in questi incontri che si riallacciano.
Torniamo verso il centro città.
E nel frattempo Kamakura cambia faccia.
La fiumana di gente inizia ad arrivare, le strade si riempiono.
Le nostre guide ci portano a pranzo in un posto carinissimo.
Mangiamo da dio.
E scopriamo una cosa nuova: liquore di prugna con acqua frizzante.
Fresco, leggero, dissetante.
Ce ne innamoriamo subito.
Serve assolutamente comprarlo.
Ma con Mika non è un problema: lo troviamo poco dopo.
Proseguiamo con un altro tempio shintoista, molto grande e molto bello…
ma ormai è invaso dalla gente.
Facciamo un giro veloce e poi ci spostiamo verso la via principale, piena di negozietti.
Zona pericolosa.
Nel pomeriggio ci salutiamo.
Con Mika e sua cugina ci promettiamo di rivederci, qui o in Italia.
E questa cosa, in Giappone, non suona mai come una frase detta tanto per dire.
Prendiamo il treno e torniamo verso Tokyo.
Passiamo in hotel a recuperare le valigie e organizzarle.
Domani si cambia.
Non solo città.
Anche modo di dormire.













