Kamakura: tra Buddha, oceano e incontri
Un treno da Tokyo e il ritmo cambia subito.
Templi, silenzi, un Buddha immobile da secoli e l’oceano lì, a pochi passi.
Poi le risate, gli incontri che tornano e una bevanda scoperta per caso.
Un treno da Tokyo e il ritmo cambia subito.
Templi, silenzi, un Buddha immobile da secoli e l’oceano lì, a pochi passi.
Poi le risate, gli incontri che tornano e una bevanda scoperta per caso.
Partiamo con un piano.
E dopo mezz’ora lo abbiamo già cambiato.
Troppa gente, troppe cose, tropppa Tokyo.
Così deviamo, improvvisiamo, ci perdiamo.
E alla fine è proprio lì che succedono le cose migliori:
un ramen incredibile, un mercatino, un sushi che non finisce più.
Tokyo ti travolge.
Tra mercati, luci, grattacieli e strade infinite, ogni angolo sembra chiederti di essere visto.
Corri, scopri, ti riempi gli occhi.
Ma non basta mai.
E alla fine della giornata resta sempre quella sensazione:
Tokyo ti sfugge.
Arriviamo a Tokyo stanchi, in ritardo, un po’ stravolti.
Eppure basta una sera tra luci soffuse, templi e ciliegi illuminati per rimettere tutto al suo posto.
Una notte quasi insonne, un caffè salvavita e poi il viaggio cambia ritmo.
Lasciamo il Giappone lento, silenzioso, quello dei boschi e delle piccole cose.
Davanti a noi Tokyo.
Caotica, luminosa, travolgente.
Due anime dello stesso paese.
E noi nel mezzo.
Camminiamo nel bosco e all’improvviso siamo circondati da macachi liberi.
Nessuna barriera, nessuna distanza.
Poi una frase cambia tutto:
forse siamo noi.
Una giornata lunga, lenta, fatta di chilometri, pioggia e silenzi condivisi.
Poi un laghetto che sembra un quadro e, alla fine, Magome.
Un piccolo villaggio fermo nel tempo, dove il legno profuma, l’acqua scorre tra le case e tutto invita a rallentare.
Forse è proprio questo il senso del viaggio:
arrivarci piano e imparare a rallentare.