Una passeggiata coi macachi zen e il wasabi vero
Dopo una buona dormita siamo pronti a salire ancora, verso le montagne di Nagano. Prima di partire salutiamo i proprietari della pensioncina. Per ringraziarli della loro estrema gentilezza, e per il grande aiuto che ci hanno dato nel compilare i moduli per spedire le valigie a Tokyo, gli regaliamo una calamita del rifugio.
Il signore ci guarda, sorride… e sparisce un attimo. Torna con un pacco gigantesco di dolci da regalarci. Provo a dire che non serve, ma qui non accettare un regalo è maleducazione. Quindi, sentendoci ancora più grati, accettiamo. E li salutiamo.
Oggi ci aspettano i macachi che si fanno il bagno nelle sorgenti calde. Ci voglio andare perché non è un’attrazione costruita per i turisti: questi macachi vivono qui da sempre e, da generazioni, hanno imparato a immergersi nelle acque termali naturali per scaldarsi durante l’inverno. Arriviamo all’imbocco del sentiero.È presto, saranno le 8:30 circa. Iniziamo a camminare nel bosco, circondati da questi cipressi altissimi che sembrano guardarci dall’alto, immobili, quasi a controllare tutto quello che succede sotto di loro.
Dobbiamo fare qualche chilometro prima di arrivare alle sorgenti, ma a un certo punto iniziamo a sentire delle urla. Giriamo la curva e ci troviamo davanti decine e decine di scimmie che scendono dal bosco, dall’alto, e vanno nella nostra stessa direzione. Assurdo. Ci passano accanto senza nemmeno guardarci.
Camminano lente, qualcuna salta, altre portano i cuccioli aggrappati alla schiena, qualcuna si ferma a rovistare per terra. Per quasi un chilometro camminiamo insieme a loro. Senza barriere, senza reti, senza niente. (Ovviamente non vanno toccate)
È il loro habitat. Noi siamo solo ospiti.
Arriviamo alla zona delle sorgenti, dove le scimmie si fermano a fare il bagno. Qui gli umani sono incanalati in un percorso preciso, giusto per non disturbarle, ma loro sono libere di andare ovunque. Den, guardando la scena, dice: “Ma ti rendi conto che loro vengono qui tutti i giorni a vedere gli umani che le fissano mentre fanno il bagno?”
E in effetti…
forse siamo noi lo spettacolo per loro.
Restiamo lì a osservare le scene che si creano: alcune fanno tenerezza, altre sono proprio divertenti. Poi iniziano ad arrivare troppi turisti. Ed è il momento perfetto per andarcene.
Sulla strada del ritorno il sentiero è già stato ripulito dalle centinaia di cacche lasciate dai macachi all’andata. Quanto sono precisi i giapponesi. Quanto ci tengono. Io li amo!
Parlandone tra di noi, siamo tutti d’accordo: la parte più bella non è stata vederle nell’onsen. Ma camminare con loro nel bosco. Vederle svegliarsi, scendere dai loro nidi e iniziare la giornata.
Le sister sono estasiate. Mai visto niente di simile.
E comunque devo dirlo: questi macachi sono proprio giapponesi. Zen. Ne ho viste di scimmie in giro per l’Asia, ma queste non ti toccano, non rubano, non ti guardano nemmeno. A un certo punto un ragazzo inciampa per sbaglio su una di loro. La scimmia si gira, gli tira leggermente i pantaloni e lo guarda tipo:“Ehi bello, stai più attento.” E poi se ne va. Ma senza versi o essere aggressiva. Se eravamo in India, a quest’ora aveva già i denti nel polpaccio e il vaccino antitetano prenotato.
Riprendiamo la macchina e proseguiamo. Lungo la strada per Matsumoto c’è una wasabi farm. E che fai, non ti fermi? Il wasabi vero è rarissimo: cresce solo in acqua purissima, corrente e a temperatura costante, in condizioni molto delicate. Per questo le vere coltivazioni sono pochissime.
Ci troviamo davanti a una distesa incredibile di acqua e piante verdi, ordinate, rigogliose. Passeggiamo tra i canali, assaggiamo qualche prodotto al wasabi. È un peccato non poterlo portare a casa: quello vero è freschissimo, senza conservanti, e non durerebbe nemmeno il viaggio.
Con ancora il sapore del wasabi in bocca ripartiamo. Arriviamo a Matsumoto e ci sistemiamo a casa della nostra host.
In questo viaggio ho deciso di far provare alle sister un po’ tutte le tipologie di alloggio possibili. Piove, ma usciamo comunque. Facciamo un giro per le vie della città e arriviamo davanti al castello di Matsumoto, uno dei più belli del Giappone.
Nero, imponente, con la sua struttura in legno nero. E con la pioggia è ancora più affascinante: elegante e severo allo stesso tempo.
Siamo infreddoliti. Serve qualcosa di caldo. Direzione shabu shabu: carne e verdure che cuoci direttamente al tavolo in un brodo bollente, pezzo dopo pezzo. Alle sister non sembra vero. Tocco finale: un gatto robot che porta i piatti.
Risate.
Mangiamo, proviamo di tutto, ci scaldiamo.
Poi rientriamo nella nostra stanza condivisa. Pance piene, occhi pieni. E la sensazione di aver vissuto, anche oggi, qualcosa di davvero speciale.

















