Bentornati a Tokyo: la città dai mille sapori e colori

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Arriviamo a Tokyo in ritardo. Sfiga vuole che ci sia stato un incidente e tutto ha subito rallentamenti. Quando finalmente arriviamo in città sentiamo subito il cambio di ritmo. È come entrare in un’altra dimensione. Raggiungiamo il nostro hotel; un hotel per cani (sì, davvero). Ma in realtà è una scelta geniale: dove ci sono cani e persone che li amano, difficilmente puoi trovarti male.

E infatti conferma. La camera è perfetta, e anche la scelta dei due letti singoli si rivela azzeccatissima: molto più spazio rispetto alle classiche stanze di Tokyo dove a malapena riesci a girarti in due.

Ritroviamo i nostri bagagli già in camera. Tempo di lavarci i denti e via subito fuori. Direzione Senso-ji, di notte. Meno gente, luci soffuse, un’atmosfera completamente diversa. Quasi sospesa.

Facciamo fare alle sister l’omikuji — la pesca del biglietto premonitore con i bastoncini. Non è che i risultati siano proprio incoraggianti per tutti, quindi facciamo quello che si usa fare qui: li appendiamo e li lasciamo al tempio.

Le sister sono a bocca aperta davanti a tutta questa bellezza. Noi, invece, abbiamo una sensazione strana. È come essere tornati in un posto familiare. Un posto dove ci sentiamo bene.

Poco distante andiamo a Sumida Park a vedere i ciliegi in fiore illuminati di sera. E lì succede qualcosa. Barbara si emoziona. Le scende una lacrima.

E ha ragione. Sono bellissimi.

Ma siamo cotti. Nonostante le ore passate in treno, la stanchezza si fa sentire tutta. Così torniamo verso l’hotel e ci fermiamo per un ramen caldo. La soluzione migliore. Sempre. Ci scalda, ci rimette in piedi, ci consola.

Poi nanna. Dobbiamo ricaricare le pile. Perché nei prossimi giorni… ci aspetta Tokyo.

Ciliegio a Sensoji

Sensoji

Tokyo tower

Sumida park