Dopodiché il nostro traghettatore ci porta dove costruiscono le barche e i sigari… “scusa ma noi non volevamo venire qui”.
Gliel’avevo detto alla lady. Un po’ scazzato ci rimette nella barca, ci chiede se vogliamo vedere dove producono l’argento: No grazie troppo turistico e come sempre finisce che ti portano in un negozio per comprare anelli costosissimi.
Prossima fermata donne giraffa. Allora qui si apre un mondo: io non volevo andarci (c’ero già stata in Thailandia dove vive una delle ultime tribù di donne Karen ma pur essendo delle vere donne di tribù scappate dal regime birmano come rifugiate, queste vengono usate come attrazione turistica dal governo. L’ho scoperto li. Non avete idea di che tristezza) ma mia sorella non le aveva mai viste quindi ok andiamo. Qui ancora più triste. Tre donne dentro una palafitta che si fanno fare selfie coi turisti per soldi. Scappiamo a gambe levate e ci dirigiamo verso un tempio. Niente di che. Onestamente ne ho visti di migliori però qui diventiamo noi le attrazioni turistiche e le ragazze birmane vogliono fare una foto con noi.
Girovagando per il tempio vedo una fila di donne sedute per terra che vendono cibo. Mia sorella tira dritto ma quando si gira mi trova seduta di fronte a una di loro a masticare qualcosa di non ben definito (una specie di palo di bambù che sa di riso). Poi vedo gli snack ai fagioli di cui vado pazza, li compro e dico alla signora che voglio farle la foto. Tiro fuori la polaroid e taaaac… iniziano a guardare questo foglietto bianco strano. Faccio un po’ la pirla facendo finta di fare una magia, la giro ed eccola lì. Lei stessa raffigurata. Un sorriso a 340 denti (a no! Ne ha due in tutta la bocca…) e inizia a guardarla e a farla vedere alle sue amiche tutta felice. Ovviamente gliela regalo e gliene faccio una per me.
Ecco queste sono le cose che mi piace fare quando visito un posto. Stare a contatto con la gente; anche se non ci capiamo con la lingua in realtà con un sorriso ci capiamo benissimo.
Passando tra gli stretti canali arriviamo ad una distesa di rovine di stupa. Un mondo silenzioso e mistico se ci cammini in mezzo. Dopo un pranzo veloce ci dirigiamo verso gli orti galleggianti. Un mondo inverosimie anche questo. Mai avrei pensato che esistessero degli orti galleggianti! Ci coltivano cipolle, pomodori, fagiolini, zenzero….
Dagli orti si passa direttamente al monastero dei gatti che saltano. Prende questo nome dal fatto che appena costruito i monaci birmani insegnarono ai loro gatti a saltare i cerchi infuocati. Al giorno d’oggi i gatti hanno la panza piena e dormono sonni tranquilli tutto il giorno!!!
Bene il barcaiolo ci dice che ci manca solo di vedere i pescatori. Con la mia solita faccia da chiulo gli dico: si perfetto ma io non voglio vedere i pescatori che posano. Mi interessano quelli veri. Mi guarda, alza gli occhi al cielo (credo abbia maledetto il suo capo per avermi data a lui) e mi dice che non è sicuro di trovarli ma che ci prova! Give me five ragazzo!
Dopo poco li vediamo: sono in gruppo, non hanno la “divisa” turistica e non hanno la famosissima cesta (in pochissimi la usano ancora). Remano con una gamba mentre con l’altra si tengono in equilibrio. Devo dire che vederli dal vivo sono pazzeschi. E mentre li fotografi, questi continuano a pescare perché non hanno tempo da perdere.
È l’ora del tramonto e ce lo godiamo dalla barca in solitaria in mezzo al lago. Si avvicinano due pescatori con cesta, gli scatto una polaroid gliela porgo e gli dico 1000kyat come fanno loro. Ridono di gusto: gliela regalo, se ne vanno e si mettono poco distante a pescare davvero. Così ne approfitto per fargli qualche foto. Rientriamo alla base con una dolce brezza che “me staca i dent”, salutiamo il barcaiolo che mi odia e ce ne andiamo in guesthouse a morire.