Giorno 5: l’asta dei tonni (finalmente), un bento sullo shinkansen e la quiete di Kanazawa

Posted by in Giappone '15, Viaggio

Ore 4:00. Di nuovo sveglia all’alba, belli freschi (più o meno) per ritentare l’asta dei tonni. Solita trafila: metro, un’altra metro (parentesi: qui è perfettamente normale che i bambini di 5 anni viaggino da soli in metro — sono abituati fin da piccolissimi ad essere autonomi e responsabili. E inevitabilmente penso ai nostri, che a vent’anni spesso non hanno ancora la testa sulle spalle…), poi taxi. Questa volta, già dalla strada, vediamo movimento.

OGGI C’È. Ci emozioniamo solo al pensiero di avercela fatta. Seguendo un labirinto di corridoi arriviamo alle vetrate sopraelevate da cui si affaccia il mercato riservato all’asta. Rimaniamo a bocca aperta. Una distesa infinita di tonni, di ogni dimensione. E quando diciamo “infinita”, non è un modo di dire: davvero non si vede la fine. Sono le 5:15. Il pavimento è verde per far risaltare meglio il colore della carne. Decine di uomini con stivali, cappellini numerati e torce controllano colore, fibrosità e quantità di grasso. Poi, a blocchi, partono le aste. Sono velocissimi. In meno di mezz’ora, ne vendono a centinaia.

Affascinante e un po’ allucinante.

Pensare che ogni giorno qui si vendono tra i 200 e i 1000 tonni, per un giro d’affari di circa 25 milioni di dollari in pochi minuti, fa davvero riflettere su quanto pesce peschiamo e consumiamo nel mondo. L’enormità di tutto questo ti lascia senza parole. Guardiamo l’orologio: dobbiamo correre a casa entro le 7:30 per prendere i bagagli e raggiungere la Tokyo Station. Missione compiuta. Stipati come sardine (negli orari di punta anche i giapponesi si accalcano senza pietà pur di salire su quel treno. E spingono davvero forte), arriviamo nella gigantesca stazione. Tra un’incognita e l’altra, riusciamo a districarci e in un nano secondo compriamo due bento: scatole da viaggio con pasti ordinati al millimetro, belli da vedere e buonissimi da mangiare. Aspettiamo in fila, arriva il nostro shinkansen con il suo lungo muso aerodinamico. Escono i passeggeri, entrano cinque signore in divisa (qui esiste una divisa per tutto), che in 7 minuti netti puliscono, disinfettano, sistemano, raccolgono la spazzatura e ruotano i sedili nella direzione del viaggio. Una di loro controlla continuamente l’orologio. Quando finiscono, escono in fila, si inchinano davanti a noi e se ne vanno. Scopriremo poi che persino nei cantieri stradali c’è un cartello con la figura di un uomo che si inchina per scusarsi del disagio.

Ossessivi, ma adorabili.

Ci sistemiamo, salutiamo Tokyo con la promessa di rivederci. Ci guardiamo e pensiamo in contemporanea: “finalmente possiamo stare fermi per due ore e mezza”. Apriamo i nostri bento, belli, buoni e precisi. Denny si addormenta, io scrivo un po’ e mi perdo nel paesaggio magico fuori dal finestrino. Arriviamo poco prima di pranzo alla stazione di Kanazawa, dove ci accoglie un torii gigantesco in legno (è il portale tipico che segnala l’ingresso a un’area sacra). Lasciamo le valigie in hotel e ci facciamo un giro nel mercato del pesce, famoso per il granchio. Poi andiamo verso Higashiyama, antico quartiere delle geishe. Vicoli stretti, case in legno, atmosfera sospesa. Per un attimo mi sono immaginata dentro un film, con le geishe che a passo corto e veloce si spostano da una casa da tè all’altra, nascoste dietro una tenda, un sorriso accennato e il suono lieve dei geta sul legno. Peccato che sia tutto chiuso: anche qui si prolungano le ferie dopo la Golden Week. Pazienza.

Nel pomeriggio facciamo check-in. In camera ci aspettano due yukata (kimono leggeri da camera). La stanza è microscopica, come sempre, ma graziosa. E soprattutto stanotte dormiremo su un vero letto. Bello il futon, eh… ma le ossa ringraziano.

Giriamo un po’ il centro, tra negozi vintage, localini e stradine (anche qui molti chiusi), e ci godiamo l’atmosfera più rilassata e intima di Kanazawa. Ceniamo, poi rientriamo in hotel. Chiedo se possiamo usare il sento, il bagno pubblico giapponese con vasche di acqua calda, ma ci dicono di no perché abbiamo troppi tatuaggi. Se sono piccoli ti danno degli adesivi per coprirli, ma nel nostro caso… nulla da fare. Facciamo una lavatrice e io crollo in 50 secondi netti.

Un altro splendido giorno giapponese si chiude, e mi regala sogni tranquilli.

L’asta dei tonni piu grande al mondo

Asta tonni

Asta tonni

Bimbi piccolissimi autonomi

Shinkansen

Eleganza giapponese

Bento

Bento box

Torii della stazione di Kanazawa

Quartiere delle geishe

Micromachine macchina della polizia

La bellezza e l’eleganza

Divise e ninnoli ovunque. Anche chi lavora in ufficio li ha

Strisce pedonali in qualsiasi direzione

Puliscono i fiori con la borsa per non sporcare a terra

Distributore di sushi

Ricercati e relativa ricompensa

Denny con lo yukata da camera