Tredicesimo giorno: saluto a Kinosaki, atterraggio spaziale a Osaka
Ultima colazione giapponese nel nostro ryokan: pesciolino, tofu caldo e riso. La combo che ormai ci sembra quasi normale. Facciamo un’ultima passeggiata per Kinosaki, tra le viette silenziose e le lanterne che sembrano già mancarci. Ci fermiamo a bere un caffè con quelli che definiamo affettuosamente “i vecci del quartiere”. Sono lì che chiacchierano pacifici, ovviamente dell’orso avvistato il giorno prima.Ultimo pediluvio caldo. Ultimo sguardo. Ultimo sospiro.
Kinosaki… sei ufficialmente nella mia top ten dei paesini più belli mai visti.
Poi saliamo sul treno. Dopo tre ore di viaggio tranquillo, arriviamo ad Osaka. E qui, BOOM. Gente ovunque, luci, insegne, suoni, odori, schermi giganti, grattacieli, vending machine, caos. Sembra di essere catapultati dentro un flipper acceso, in modalità turbo. Dopo giorni di silenzio, è uno shock. E come se non bastasse, in questo periodo c’è anche l’Expo, quindi la città è in pieno fermento, con mega installazioni e eventi ovunque. Facciamo un giro veloce: camminiamo spaesati, come due alieni. Siamo in una bolla, non capiamo nulla, ma qualcosa — sotto sotto — mi attrae. C’è qualcosa di Osaka che mi intriga, anche se non so bene cosa. Un’energia diversa. Forse più ruvida, ma viva. Detto ciò… I miei piedi urlano pietà. Denny urla pietà. La camera ci chiama. Andiamo a letto presto. Domani ci aspetta una nuova avventura.













