Kamakura: tra Buddha, oceano e incontri

Posted by in Giappone' 26, Viaggio

Sveglia prestissimo.

Alle 9 dobbiamo essere a Kamakura, una cittadina sul mare a circa un’ora da Tokyo, famosa per i suoi templi e per essere stata un’antica capitale del Giappone.

Ad aspettarci ci sono Mika — la nostra amica giapponese “adottata” — e sua cugina, che vive qui.

Oggi saranno le nostre guide.

Prima tappa: il Grande Buddha di Kamakura, il Daibutsu.

Una statua enorme in bronzo, seduta all’aperto da secoli.

Per fortuna è ancora presto e non c’è troppa gente.

È maestoso.

Si staglia tra gli alberi, immobile, con quello sguardo che sembra andare oltre tutto.

E per pochi yen si può anche entrare dentro.

Ovviamente lo facciamo.

E fa stranissimo stare all’interno di qualcosa di così grande e iconico.

Proseguiamo verso un altro tempio, completamente diverso, con un giardino curatissimo e delle carpe enormi che nuotano lente nell’acqua.

Poi entriamo in una sorta di cava scavata nella roccia.

Cunicoli bassi, stretti, camminiamo piegati in due, quasi a perdere l’equilibrio.

Usciamo.

E si sale.

Scalini, scalini, scalini.

Ma ne vale la pena.

Dall’alto si apre la vista sull’oceano.

E lì, per un attimo, viene voglia solo di buttarsi in acqua.

Ci fermiamo, prendiamo fiato, chiacchieriamo.

Zia Paola e Mika non si vedevano da tantissimo tempo.

C’è qualcosa di bello in questi incontri che si riallacciano.

Torniamo verso il centro città.

E nel frattempo Kamakura cambia faccia.

La fiumana di gente inizia ad arrivare, le strade si riempiono.

Le nostre guide ci portano a pranzo in un posto carinissimo.

Mangiamo da dio.

E scopriamo una cosa nuova: liquore di prugna con acqua frizzante.

Fresco, leggero, dissetante.

Ce ne innamoriamo subito.

Serve assolutamente comprarlo.

Ma con Mika non è un problema: lo troviamo poco dopo.

Proseguiamo con un altro tempio shintoista, molto grande e molto bello…

ma ormai è invaso dalla gente.

Facciamo un giro veloce e poi ci spostiamo verso la via principale, piena di negozietti.

Zona pericolosa.

Nel pomeriggio ci salutiamo.

Con Mika e sua cugina ci promettiamo di rivederci, qui o in Italia.

E questa cosa, in Giappone, non suona mai come una frase detta tanto per dire.

Prendiamo il treno e torniamo verso Tokyo.

Passiamo in hotel a recuperare le valigie e organizzarle.

Domani si cambia.

Non solo città.

Anche modo di dormire.

Kamakura

La pazza MikaSan

Big Buddha

L oceano