Giorno 12: Onsen bollenti, granchi prelibati e un orso a passeggio: Kinosaki surreale

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Sveglia lenta nei nostri futon. Colazione tranquilla, poi scarpe da ginnastica ai piedi: oggi si scala. C’è una piccola montagna proprio qui a Kinosaki, raggiungibile anche con la funivia, ma vuoi mettere salire a piedi? All’inizio del sentiero troviamo un cestino con bastoni di legno da prendere in prestito. Mio! E accanto, un bel cartello con su scritto “Attenzione: orsi”. Ci ridiamo su, come fanno gli scemi, e scherziamo: “Orso, prepara il caffè, che arriviamo”. Dopo circa mezz’ora di scalini sconnessi e acchiappapolpacci, raggiungiamo la cima. Il paesaggio si apre: verde a perdita d’occhio, montagne, e il mare in lontananza, anche se un po’ coperto dalla foschia. Ci prendiamo un caffè e respiriamo forte. Durante la discesa ci fermiamo in un tempio semplice ma affascinante: lanciamo una monetina, compriamo l’incenso sacro e facciamo una preghiera. Prendiamo anche qualche ninnoletto portafortuna, che qui sono deliziosi e perfetti da regalare. Rientriamo in ryokan e rimettiamo gli yukata, pronti per esplorare altri onsen. Ce n’è uno spettacolare, con la sorgente che scende direttamente da una cascata nella vasca. Una meraviglia. Peccato che l’acqua sia praticamente lava, e ci riusciamo a stare dentro solo qualche minuto. Siamo lessi e, come sempre, con un leggero languorino. I giapponesi sono dei geni: in uno degli onsen lungo la strada vendono uova da cuocere direttamente nella sorgente termale. Le infili in un sacchetto apposito, aspetti 9 minuti e voilà: uovo alla coque perfetto. Buonissimo. Torniamo in camera per un micro pisolino, poi di nuovo fuori a gironzolare e immergerci in altri bagni. La giornata scivola via così, tra vapori caldi e silenzi gentili. Durante una passeggiata troviamo, davanti a una casa, alcuni oggetti con un cartello: “Prendi liberamente”. Portiamo a casa due ciotoline in ceramica. Giappone, ti amo anche per questo. Alle 17:20 in punto, come da tradizione, ci aspetta un’altra cena kaiseki. Stasera il protagonista è il granchio di Kinosaki, rinomato in tutto il Giappone per la sua dolcezza e qualità: qui viene pescato nel Mar del Giappone e servito freschissimo. Il banchetto è un’esperienza visiva e gustativa: bellezza e bontà in ogni dettaglio. Dopo cena, vogliamo fare gli alternativi: abbiamo scovato un localino fuori dalla via principale, che serve vino naturale. Ma appena imbocchiamo la strada, notiamo che ci sono pattuglie ovunque, sirene, altoparlanti che urlano qualcosa. Negozi chiusi, gente sparita. Proseguiamo, un po’ titubanti, convinti ci sia qualche malvivente in giro.Poi troviamo un bazar aperto e mi fiondo dentro. Traduco con il telefono: “Cosa sta succedendo fuori?” La signora, con calma giapponese, mi risponde: “Bear.” “Bear here???” rispondo. Ci scrive: qualcuno ha visto un orso aggirarsi per il paese. Meglio se rientrate.

Compriamo due birre, alziamo i tacchi e ce ne torniamo al ryokan. Anche se, lo ammetto: una parte di me sperava di vederlo, quell’orso. Chissà dove se ne va a passeggiare sotto le lanterne accese… Chiudiamo così la serata: rinchiusi affacciati alla finestra nella speranza di vederlo, felici. E grati di essere saliti sul monte e scesi vivi.

Meraviglioso tempio in legno

Pronta per la salita col bachet

Statuine sacre in mezzo al bosco

Statua in cima

Panorama stupendo

Interno del tempio

Si scusano per i lavori

Orsetto

Interno del locale/rifugio

Ovetto cotto in sorgente

Prendi quello che vuoi

Quanto sei bella kinosaki

Cena kaiseki

Granchio super