Quarto giorno: aste mancate, firme vintage e ramen che riscalda l’anima

Posted by in Giappone '15, Viaggio

Abbiamo dormito un paio d’ore (sveglia alle 3:40), siamo stanchi morti, ma abbiamo deciso di tentare questa cosa: andare a vedere l’asta dei tonni. Tra una metro, un’altra e un taxi, dopo più di un’ora arriviamo al Toyosu Market. C’è pochissima gente. “Perfetto”, pensiamo.

Solo che… non c’è nessuna asta. E nemmeno il mercato. Controllo online. È tutto chiuso: il 4 maggio è il Greenery Day, festività nazionale. Cadendo di domenica, hanno fatto ponte proprio oggi. Tra una bestemmia e l’altra, ci rendiamo conto che la sveglia all’alba è stata del tutto inutile. Proviamo a camminare un po’ verso la città per svegliarci, ma non ci sentiamo granché. Alla fine torniamo in appartamento e ci concediamo un altro paio d’ore di sonno.

Ci servivano.

Ci svegliamo a tarda mattinata, fuori piove a dirotto e fa freddo. Il morale non è dei migliori, ma decidiamo di prenderla con leggerezza e andare a esplorare un’altra zona: Koenji. È un quartiere poco turistico, pieno di street food, negozietti e abiti vintage. Mi ci butto a capofitto. Trovo dei pezzi incredibili, di chissà quali anni, firmati Comme des Garçons e Issey Miyake. Siamo zuppi, e allora ci rifugiamo in un localino per un ramen caldo. Il cuoco fa i soba a mano nella sua minuscola cucina. È un piacere guardarlo lavorare.

E il piatto? Lo ripeterò ancora: strepitoso. (In Giappone è davvero difficile mangiare male). Lo ringraziamo e lui ci ringrazia entusiasta anche per la foto pubblicata su Instagram. È felicissimo. Dopo pranzo ci dirigiamo — sempre sotto la pioggia — verso il teamLab Planets. È uno spazio artistico immersivo dove si entra scalzi, si cammina tra acqua, fiori che salgono e scendono, luci, suoni e ambienti sensoriali. Molto scenografico, divertente e perfetto per restare al riparo per un paio d’ore. Ma con il senno di poi… forse avrei preferito usare quel tempo per vedere altre zone di Tokyo che non riusciremo più a toccare.Avevamo anche il biglietto per salire sull’osservatorio della Tokyo Tower, ma una nebbia fittissima ci sfiora i capelli: non si vede nulla, inutile salire.

È quasi sera, e domani vogliamo ritentare l’asta dei tonni, quindi decidiamo che è il caso di andare a dormire presto. Prima però, ci concediamo una coccola: un tè caldo in un cat café. Diciamoci la verità: ci manca toccare il pelo dei nostri pelosetti. Il posto è bellissimo, silenzioso, rilassante. Ovviamente bisogna togliersi le scarpe e disinfettarsi le mani prima di entrare. Ci sono alberi-tiragraffi, poltrone a dondolo e undici gatti trattati come piccoli principi. Bellissimo, anche se preferisco i cat café che accolgono gatti randagi in cerca di casa. Ma qui, in Giappone, i randagi semplicemente non esistono.

Direzione casa. Pit stop al konbini per un onigiri al volo… e via a letto. Domani ci riproviamo. Speriamo con più fortuna.

Distributore di asciugamanini (i giapponesi ne vanno matti e li usano per tutto)

TeamLab Planet

TeamLab Planet

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