Ultimi giorni: cicatrici d’oro, tonno pazzo e un addio troppo veloce

Posted by in Giappone '15, Viaggio

Ultime 48 ore in Giappone. Siamo tornati a catapultarci nella metropoli di Osaka, dove le luci sono più forti, la folla più compatta e i suoni più invadenti. Abbiamo mangiato okonomiyaki bollente e appiccicoso, fatto shopping compulsivo in negozi minuscoli e sovraffollati, girovagato a caso, un po’ persi e un po’ divertiti. Un pranzo siamo finiti da Toyo Izakaya, che è diventato una specie di leggenda vivente dopo essere stato protagonista di “Street Food” su Netflix. Taglia il tonno a colpi di coltello come se stesse danzando su un palco rock, urla, ride, lancia fiamme e ti serve pesce crudo. Un tonno che non dimenticheremo mai, in un posto che non si può spiegare: va vissuto. Abbiamo fatto anche un corso di kintsugi, l’arte giapponese di riparare la ceramica con l’oro. Un’esperienza bellissima, meditativa, e molto più complessa di quanto pensassimo. Raccogliere i cocci, ricomporli e poi esaltarne le fratture. Un gesto che parla non solo agli oggetti, ma anche a noi stessi. Le rotture non si nascondono: si valorizzano. Anche quelle dell’anima. Siamo passati davanti a un tempio shintoista con una testa di drago gigante, una di quelle cose surreali che trovi solo in Giappone mentre stai andando, che ne so, a mangiare un gelato. Abbiamo mangiato l’ultimo ramen, che come sempre ci ha sistemato l’anima. E tra una corsa in metro e un vassoio al 7eleven abbiamo capito che, forse, Tokyo ci è piaciuta di più di Osaka. Abbiamo finalmente scoperto come si prepara bene il tè matcha a casa — con pazienza, acqua alla temperatura giusta e movimenti precisi. E ci siamo concessi anche una fetta della famosissima fluffy cake giapponese: a Denny è piaciuta tantissimo… io l’ho trovata tremenda. Troppo molle, troppo dolce, troppo niente. Ma anche questo fa parte del viaggio: le cose che ami e quelle che no. Poi abbiamo dormito. E quando ci siamo svegliati…eravamo in aeroporto.

Come se tutto fosse stato un piccolo sogno.

Intenso, poetico, buffo, pieno di luce e di silenzi. Felici di tornare dai nostri animaletti e amici, ma anche un po’ tristi di lasciare questo paese che ci ha dato tanto. E che forse abbiamo assaporato troppo poco.

Grazie Giappone. E grazie anche a voi, che ci avete letti fino a qui. Abbiamo scritto tutto di getto, sera dopo sera, con i piedi doloranti e il cuore pieno. Per non dimenticare. Per mettere in fila emozioni, facce, luci, profumi, sorprese e stranezze. Perché i viaggi si fanno anche per essere raccontati. E rivissuti, una parola alla volta. Se vi è venuta voglia di partire, anche solo con la testa, allora questo diario ha fatto il suo lavoro. Alla prossima avventura. Con più tè matcha e meno fluffy cake, promesso.

Osaka

Okonomiaky

Osaka e Denny

Fluffy cake

Osaka

Ramen

Osaka

Corso di kintsugi

Tempio shinto con maestro di kintsugi

Bellezza in metro

Quel matto di Toyo

More fatty tuna top

Toyooooo

Il giardino delle rose

Saudade

Ultimo ramen

Tombino dell’Expo